ANDAMENTO ECONOMIA GIUGNO 2014

Possiamo sintetizzare il quadro macroeconomico con le parole “Riscaldamento climatico”.

STATI UNITI: I SEGNALI DI UNA CRESCITA AUTOSUFFICIENTE

Negli Stati Uniti, l’elasticità congiunturale è decisamente meno brusca di quanto non lo fosse alla fine dell’anno scorso. Questo è chiaro, dato che dopo una vigorosa ricostituzione dei magazzini è necessario un certo lasso di tempo per smaltirli. Tuttavia, sembra oramai inconfutabile che gli effetti negativi delle difficoltà stiano poco a poco sfumando. Non a caso le recenti analisi congiunturali sono molto incoraggianti per i settori ciclici come i trasporti, l’automobile e l’edilizia.

Non solo. Vi sono anche vari indicatori che riflettono la situazione di un’economia americana in netta crescita:

  • Innanzitutto, gli ultimi dati sul fronte del lavoro sono praticamente tutti positivi. Il momentum di creazione di posti di lavoro è migliorato, poiché ha sfiorato il valore di +200k in 3 mesi; il tasso di partecipazione cresce per cui anche il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,5%  negli ultimi tre mesi; si conferma la tendenza alla flessione del numero di disoccupati di lunga durata; il monte ore lavorative torna a crescere; infine, continua a crescere anche il lavoro interinale.
  • Inoltre, più indicatore segnalano prospettive di ripresa degli investimenti. Infatti, i crediti industriali e commerciali riprendono quota e il nostro indicatore composito avanzato sulle prospettive di investimento suggerisce una ripresa degli stessi proprio nei prossimi mesi.

Perciò, e purché non arrivino forti scossoni esterni, ci sembra di poter affermare che il dinamismo congiunturale dell’economia americana è sorretto oramai da una dinamica autosostenuta.

ZONA EURO: L’INDICE DI FIDUCIA MIGLIORA MA MANCANO STIMOLI…IN PARTICOLARE A CAUSA DEL PESO DEL PASSATO

La fiducia nei confronti dell’economia continua a crescere, soprattutto nell’industria; si riduce il gap congiunturale tra i paesi (Francia, Italia e Spagna hanno ritmi di crescita piuttosto simili) e questo rende più credibile un rally ciclico robusto. Tuttavia, questo miglioramento dell’ambiente economico non è del tutto convincente.

Sul piano congiunturale, infatti, la dinamica degli indicatori avanzati nel settore industriale perde slancio, rimanendo in gran parte legata al settore automobilistico, mentre il settore dei servizi registra timidissimi segnali di miglioramento. Nell’edilizia, il clima degli affari rimane molto depresso ed p possibile che rimanga tale fino al 2015, se si desidera la durata dei cicli in questo settore, indipendentemente che siano cicli al rialzo o al ribasso.

Inoltre, rimane l’interrogativo sulla revisione dei bilanci, sia del settore privato che del settore pubblico. Nel complesso, le aziende sono ancora indebitate, cercano di mantenere la redditività invece di investire e sono reticenti alle assunzioni (salvo i contratti precari). Per quanto riguarda il settore pubblico, rispetto ai valori di indebitamento, è difficile immaginare una diminuzione significativa della pressione fiscale, tanto più che le famiglie dovrebbero ricostituire prima i loro risparmi e poi consumare.

Nel complesso, la Zona euro ha beneficiato del miglioramento sulla scena internazionale, ma temiamo che la ripresa non sarà “normale” nel senso che i motori dell’economia domestica (consumo, investimento, edilizia) non riusciranno a prendere il posto delle esportazioni.

CINA: UN VUOTO CONTIUNTURALE LEGATO AL RIEQUILIBRIO DELL’ECONOMIA E ALLA DEFINIZIONE DI UN NUOVO MODELLO DI CRESCITA BASATO SULL’URBANIZZAZIONE

Se da un lato è inconfutabile che l’economia cinese stia rallentando, dall’altro ci sono comunque molti fattori che non ci fanno troppo preoccupare:

  • Nessun indicatore segnala “rotture” nella crescita;
  • fondamentalmente le paure sulla crescita cinese sono il risultato delle previsioni avanzate dal consenso degli economisti che, a inizio anno, erano probabilmente troppo favorevoli;
  • il rallentamento riguarda l’investimento nei settori manifatturieri con sovraccapacità (metalli, cemento, vetro, pannelli solari, settore nautico), fatto assolutamente in linea con il necessario riassesto della crescita cinese e con le riforme annunciate in occasione del Congresso del novembre scorso;
  • infine, la Cina sta passando da modello di crescita basato sulle esportazioni a un modello legato all’urbanizzazione. E questo cambiamento implica necessariamente un lungo periodo di transizione in cui potrebbe sembrare che il Paese sia in affanno.

Ecco quindi come si sta svolgendo il risanamento positivo dell’economia cinese, accompagnato da una Banca centrale che contrae il credito nei settori in sovraccapacità produttiva. I risultati delle aziende mostrano come, infatti, vi sia questa transizione da settori basati sull’investimento a settori più legati ai consumi.

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